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Oltre gli spessi muri in pietra a secco, cio’ che distingue un dammuso e’ la copertura a cupola che copre volte di differente configurazione (a botte, a lunetta, reale) ; queste appaiono bianche perche’ regolarmente trattate per ragioni igieniche con latte di calce. La loro superficie, resa liscia ed impermeabile da un battuto di pomice vulcanica e latte di calce, serve infatti da superficie di raccolta dell’acqua piovana che viene poi incanalata nella immancabile cisterna, totalmente o parzialmente interrata. Il dammuso si evolve in forme, dimensione e tecniche diverse che non sono collegabili ad eventi storici ma piuttosto alle situazioni locali, differenti da contrada a contrada. Cosi’ la dimensione dei muri e delle aperture, lo slancio delle volte, l’altezza dell’edificio, sono vari a seconda della natura della pietra a disposizione: tondeggiante, porosa e vetrosa (sodratachite) ; nera, vetrosa e pesante (sodariolite nera); chiara, compatta e duttile (ignimbrite) o grigia, compatta e pesante (hawaiite). La pendenza dei suoli e’ un altro elemento che differenzia le costruzioni; cosi’ nelle zone scoscese il dammuso si caratterizza per la ricchezza compositiva dei numerosi corpi che lo compongono, ricchezza indotta dalle circostanze altimetriche, a differenza di quanto solitamente avviene per i dammusi eretti nei territori pianeggianti. Inoltre, l’esposizione ai forti venti, cui l’isola e’ soggetta in tutte le stagioni, fasi che i dammusi di un certo ambito abbiano le aperture rivolte verso un’unica esposizione, mentre le altre fronti dell’edificio vengono lasciate cieche e compatte a baluardo del vento dominante. Il tipo di pietra disponibile, la pendenza del terreno, la direzione del vento originano, insomma, tipologie simili per uno stesso ambito territoriale e la ripetitivita’ degli edifici diventa armonia nel paesaggio. Tra le meraviglie dell’architettura spontanea di tutto il mondo, il dammuso e’ forse quello che ha la pecularieta’ di essere, pur nella ripetitivita’ delle forme, sempre esemplare unico. I lunghi tempi della storia pantesca e le preesistenze del luogo originano, infatti, sempre soluzioni diverse e cosi’ diversi uno dall’altro sono i 6.000 dammusi disseminati sull’isola. Gli impianti architettonici, inoltre, si diversificano in rapporto all’uso a cui il dammuso viene destinato. La forma piu’ semplice e’ il “sarduni”; esso e’ solo ricovero giornaliero per chi lavora campi che sono lontani dall’abituale abitazione. Il sardone ha un solo vano, ma, se la dimensione del campo coltivato o la lontananza dall’abitazione richiedono l’aiuto dell’asino, allora al sardone si affianca la stalla. La frequenza con la quale il sardone si ripete nel paesaggio da’ la misura di quanto piccole e numerose siano le proprieta’ fondiarie. Nella tradizione contadina non solo la proprieta’ viene suddivisa tra tutti gli eredi, ma subisce, anche, gli effetti dell’istituto del “cunzari e spartiri” (dissodare e dividere) per cui quando il proprietario metteva a coltura un terreno incolto, il contadino che lo dissodava ne riceveva come compenso, ad opera finita, meta’ della superficie originaria. Il “loku” e’ invece il dammuso di campagna che, per essere cosi’ lontano dall’abitazione deve consentire al contadino di viverci durante i periodi di lavoro del campo. Il locu ha una sua completezza anche architettonica, ha sempre una cisterna per la raccolta dell’acqua piovana e gli spazi interni si modellano alle necessita’ dell’abitare. Il dammuso adibito ad abitazione ha impianto architettonico piu’ ampio. Nella sua tipologia essenziale e’ formato da un grande locale di forma quadra (la sala) da cui si accede, oltrepassando una tenda, alla stanza da letto (l’alcova) e al camerino (per i bambini, ma anche ripostiglio o dispensa). Quasi sempre al dammuso abitazione si sommano costruzioni adibite a cucina, a deposito o a stalla per gli animali e spesso anche vani utilizzati come cantina, per la salatura dei capperi o per il mulino dei cereali o il frantoio delle olive. Nelle mura spesse si aprono nicchie e piccole aperture (le casene) che riducono la necessita’ degli armadi e al centro del soffitto e’ appesa la parte terminale di un tronco di pino le cui branche mozzate si prestano a sostenere alimenti che si vuol tenere lontani dai topi.
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